Formazione proibitiva per piccole imprese, Palestini: rimediamo grazie all’Ente Bilaterale. Manuel Palestini è il coordinatore degli Sportelli Lavoro di E.Bi.N.Conf. attivo a Chieti e Pescara. Gestisce Ma.pal, soggetto attuatore territoriale dell’Organismo Paritetico Nazionale Italform. E opera in un contesto caratterizzato prevalentemente da piccole imprese in cui il tessuto produttivo è funzionale all’indotto turistico, con pochi dipendenti e che stentano a consolidare la loro presenza in azienda. Prerogative che non agevolano investimenti in corsi di formazione sulla sicurezza dei lavoratori e che rappresentano un notevole dispendio di costi da sostenere. Soprattutto se si considera un indebolimento complessivo delle imprese causato dalle chiusure imposte dall’emergenza sanitaria e la mancanza di liquidità. A cui invece ha corrisposto un inasprimento delle normative sugli obblighi in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Formazione proibitiva per piccole imprese
“Il problema della sicurezza è la tempistica e l’onerosità dei costi di formazione. I corsi sono troppo lunghi e non vengono calibrati in base alle categorie e al rischio specifico. In questo momento la formazione è un problema di carattere economico che andrebbe risolto a monte, con finanziamenti pubblici mirati. Diversamente le nuove restrizioni in materia rischiano di essere disattese e le imprese rinvieranno sempre la formazione” spiega Palestini.
In particolare il soggetto attuatore territoriale dell’O.P.N. Italform solleva le criticità riguardanti i Fondi Interprofessionali “Che escludono la partecipazione delle piccole imprese a causa di una eccessiva burocrazia e dei tempi di accesso troppo impegnativi”. In sintesi le risorse garantite dalle associazioni sindacali e datoriali non si adattano al contesto produttivo della piccolissima impresa. Una fascia di attività come bar, ristoranti, parrucchiere ed estetiste restano fuori dalle opportunità sulla formazione dei dipendenti. “E’ soltanto grazie all’Ente Bilaterale che si riesce a fare formazione e a garantire alle imprese di ottemperare agli obblighi di legge” continua.
Formazione proibitiva per piccole imprese, tra costi e burocrazia
Palestini sottolinea che il corso RSL da 32 ore da somministrare alla parrucchiera necessita modifiche. E che il costo del ventaglio complessivo della formazione utile a certificare un DVR è oltremodo impegnativo per una piccola azienda. “Per aderire alle indicazioni di legge un’impresa spende intorno ai 2mila euro, così come impegnare una parrucchiera in 32 ore di formazione è eccessivo. La formazione obbligatoria deve essere finanziata altrimenti non c’è nessun incentivo ad ottemperare, nè a incentivare la creazione di nuove imprese. Un ristoratore o un’estetista difficilmente formano un dipendente per 32 ore di corso sottraendolo al lavoro, e sapendo che la sua presenza non è stabile”.
La pandemia e la crisi di liquidità delle imprese
La fotografia scattata da Manuel Palestini rivela una condizione denunciata da almeno 300 imprese, che hanno testimoniato la loro difficoltà. Altra questione sollevata è la mancanza di liquidità. Infatti con la pandemia le banche e gli istituti di credito non erogano liquidità, esponendo le imprese al rischio di insolvenza. “I bandi regionali che concedono contributi sono sporadici e prevedono tempi lunghissimi. Senza contare che hanno dei requisiti che inibiscono la partecipazione. Con il Covid gli incassi sono ridotti, mentre è aumentato il costo delle utenze. Per questo molti hanno necessità di liquidità, ma non possono rivolgersi alle banche, che sono disponibili a supportare soltanto piani di investimento. Ma la Sabatini, come le innovazioni tecnologiche non si calano sul contesto dell’estetica o della ristorazione, che rientrano in una fascia di imprese escluse dagli aiuti e dagli incentivi”.
Formazione e stagionalità del lavoro
Il precariato dei lavoratori è l’anello conclusivo del corollario descritto. Attraverso lo sportello lavoro di E.Bi.N.Conf. Palestini osserva un’alta frammentazione del mercato del lavoro, connotata dalla stagionalità. “Investire sulla formazione dei dipendenti significa avere una stabilità lavorativa, che nel nostro contesto di riferimento non c’è. Mentre in provincia di Chieti la media e grande industria è presente, a Pescara il tessuto produttivo è legato al turismo. Per questo la sicurezza sul lavoro stenta a diventare strategica e prioritaria per chi fa impresa. Ma bisogna prendere atto che la sicurezza non si fa solo inasprendo le sanzioni, ma consentendo a tutti di accedere. Inoltre è necessario procedere a modificare le categorie di rischio, per erogare la formazione a seconda delle mansioni e dei rischi aziendali” conclude.
