Welfare aziendale, la pandemia duplica l’adesione delle Pmi e accelera sui contratti per migliorare la qualità della vita dei dipendenti. Complice anche lo smart working, che ha consentito di concentrarsi sull’obiettivo di risultato e non sull’orario di lavoro. Intanto alla luce delle recenti indagini è emerso che il 65% dei contratti contiene misure che concernono il welfare aziendale. Con l’era Covid le imprese hanno offerto servizi per un valore di 561,46 euro, ovvero il doppio dei circa 258 previsti dalla normativa.
Si tratta degli effetti prodotti dalla pandemia e dell’emergenza sanitaria, che ha rivoluzionato i bisogni delle persone e la produttività aziendale. Infatti oggi si parla di una maggiore propensione di pacchetti aziendali che guardano alle spese mediche e di cura in generale. Mentre il ventaglio offerto in termini di welfare aziendale comprende i buoni spesa, buoni vacanze e quindi spese mediche. Infatti ad oggi il 65% dei contratti integrativi contiene iniziative volte a migliorare la qualità della vita dei dipendenti nel contesto aziendale. Sia dentro che fuori il luogo di lavoro. Il report licenziato dal provider Easy Welfare Endered afferma che nel 2019 le aziende affiliate erano 1700, e un bacino da 470mila utenti. Numeri che oggi sono stati ampiamente superati.
Welfare aziendale, i più richiesti durante la pandemia
L’adozione del welfare aziendale composta benefici per tutti. Intanto perchè non sono soggetti a tassazione, e poi perchè si traduce in miglioramento in termini di produttività e rendimento. L’indagine condotta da Harris Interactive per Sodexo rivela una classifica dei benefit maggiormente richiesti durante la pandemia. Quello preferito dagli italiani in smart working è buono shopping (84%). Seguito al secondo posto dai benefit di tipo medicale (82%) e dai servizi di food delivery (74%). E infine dall’accesso a consultazioni mediche virtuali (72%).
E’ altrettanto vero che durante la pandemia le imprese hanno potuto offrire una serie di servizi welfare aziendale limitata e consona per il momento. Sono stati offerti ai dipendenti una serie di servizi per un valore massino di 516,56 euro ovvero il doppio rispetto ai 258,23 previsti dalla normativa vigente E e totalmente esenti da imposte.
Aderiscono in massa le Pmi
L’adesione ai programmi di welfare aziendale ha coinvolto soprattutto le piccole e medie imprese. Ad oggi il 64% ha superato il livello iniziale, mentre in 6 anni è raddoppiato il numero di imprese con un livello di welfare elevato. Si è passati dal 9,7 del 2016 al 21% registrato ad oggi. Si tratta di una crescita senza precedenti che ha risvolti economici di rilievo. Infatti basti pensare che il 54,8% delle imprese che hanno inserito il welfare nella strategia aziendale ha registrato ritorni positivi nella produttività.
Questo incremento è stato incoraggiato dalla pandemia, che ha influito sulla scelta dei benefit da parte delle aziende. Come dimostrato in precedenza, ad oggi si registrano attività che precedentemente non venivano considerate. Sono cresciuti i benefit in ambito sanitario dai servizi diagnostici per il Covid (43,8%), i servizi medici di consulto anche a distanza (21,3%). Oltre a nuove assicurazioni sanitarie (25,7%), la conciliazione vita-lavoro con maggiore flessibilità oraria (35,8%), nuove attività di formazione a distanza (39%). E infine aiuti per la gestione dei figli.
La conversione del premio produzione in welfare aziendale
Grazie agli accordi di II livello i lavoratori hanno la possibilità di ottenere la conversione del premio in welfare aziendale. Anzichè in liquidità sullo stipendio il lavoratore accede ad un ventaglio di servizi per sè e per la sua famiglia. La pandemia ha dimostrato che il welfare aziendale risponde ai fabbisogni del lavoratore e migliora il suo rendimento lavorativo. Per questo si stima che il welfare aziendale sia destinato a crescere ulteriormente nei contesti aziendali.
Il sistema di welfare aziendale va commisurato sulla base della “popolazione aziendale”. I benefit si strutturano sulla scorta delle esigenze manifestate e possono riguardare buoni per acquistare libri o altri prodotti culturali. Ma anche servizi di educazione, istruzione, ricreazione e borse di studio per familiari, servizi di trasporto collettivo, assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, palestra. Infine, il monitoraggio della forza lavoro consentirà all’azienda stessa di concertare il welfare aziendale per i propri dipendenti e migliorare la qualità della vita.
