Occupazione, 6 imprese su 10 assumono. Ma non c’è domanda

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Occupazione, 6 imprese su 10 assumono. Ma non c’è domanda. I dati licenziati da Anpal e Unioncamere sul bollettino Excelsior restituiscono una foto dell’Italia nella fase post pandemica. Qui si evince che il mercato del lavoro torna ai livelli pre Covid con 6 imprese su 10 che nel 2021 hanno programmato nuove assunzioni. Si attesta come difficoltà atavica il mismatch tra domanda e offerta rilevato al 32.2%, ovvero con 6 punti in più rispetto al 2019. Le imprese non riescono a reperire le professionalità giuste, a causa della mancanza di candidati e la preparazione non adeguata alle richieste dell’imprenditoria.

La spinta economica innescata dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e di tutte le misure varate dal Governo non collima con il capitale umano. Il report licenziato indica che il flusso di assunzioni previsto nel 2021 si è attestato a circa 4,5 milioni di unità. Tale da superare il periodo pre pandemico e annunciare il rilancio. Infatti i settori trainanti della ripresa sono le competenze digitali. Basti pensare che nel 2021 il 71% delle imprese ha investito in trasformazione digitale e il 53% in competenze green. Ovvero sulla transizione sostenibile.

Occupazione, il settore delle costruzioni traina la crescita

Nell’industria è stato rilevante l’apporto delle entrate programmate nelle costruzioni. Infatti sotto la spinta dei bonus fiscali adottati per accompagnare la ripresa il comparto ha superato del 15% i livelli del 2019 con circa 424mila unità.  Crescono anche i tre settori del Made in Italy protagonisti della trasformazione 4.0 che oggi risultano meglio internazionalizzati. Ovvero metallurgia, meccanica ed elettronica che nel 2021 hanno coperto la metà delle entrate del manifatturiero. Il rapporto Excelsior rivela che il tessile, abbigliamento e calzature manifestano ancora sofferenza. Così come restano in affanno il commercio all’ingrosso, servizi culturali e ricreativi, servizi operativi, trasporti e logistica.

Mismatch tra domanda e offerta di lavoro

I dati sull’occupazione rivelano che la maggioranza delle assunzioni previste nel 2021 è stata termine. Si registra un + 5,3 punti rispetto all’anno precedente, che equivale a 2,6 milioni di ingressi soprattutto nel turismo e nelle costruzioni. Nonostante l’impennata positiva emerge lampante il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. E sono coinvolti tutti i settori dell’industria, con il rischio concreto di frenare la crescita. Infatti nelle costruzioni risultano introvabili 64mila figure in più rispetto al 2019. Più della metà (16 su 30) delle professioni con più elevata difficoltà di reperimento sono operai specializzati nell’ambito industriale.

In particolare c’è carenza di meccanici collaudatori, saldatori, falegnami, elettricisti nelle costruzioni civili, installatori di impianti di isolamento. Così come nell’ambito dei servizi per la ricerca di installatori e manutentori di apparecchiature informatiche, operai specializzati nell’installazione e riparazione di apparati di Tlc. Non si trovano ingegneri specialmente elettrotecnici. In questo caso il disequilibrio tra domanda e offerta supera il 50% delle richieste delle imprese. Il mismatch sull’occupazione è dovuto alla lacuna sulla formazione. Infatti si punta a investire sull’orientamento scolastico per dialogare al meglio con il mondo della produttività. Infine altra questione è legata all’esperienza, richiesta come inserimento in ambito lavorativo fin dalla giovane età.

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