Somministrazione : più flessibilità con il Collegato Lavoro 2025.

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Il Collegato Lavoro 2025 introduce modifiche alla somministrazione di lavoro a tempo determinato, ampliando le possibilità di utilizzo e semplificando alcune norme.

Principali Novità

  1. Soppressione del regime transitorio
    • Eliminato il regime che consentiva, fino al 30 giugno 2025, di superare il limite di 24 mesi per i lavoratori somministrati assunti a tempo indeterminato dall’Agenzia di somministrazione.
  2. Ampliamento delle esenzioni dai limiti quantitativi
    • Il limite del 30% sul numero di lavoratori somministrati rispetto agli assunti a tempo indeterminato non si applica più a nuove categorie, tra cui:
      • Lavoratori in mobilità.
      • Disoccupati da almeno sei mesi con ammortizzatori sociali.
      • Lavoratori svantaggiati e molto svantaggiati (giovani senza esperienza, over 50, disabili).
      • Fasi di avvio di nuove attività e start-up innovative.
      • Attività stagionali e spettacoli televisivi.
      • Sostituzione di lavoratori assenti (maternità, malattia, ecc.).
    • Sono ora esenti dal computo i lavoratori somministrati con contratto a tempo indeterminato.
  3. Semplificazioni per i lavoratori svantaggiati
    • Eliminato l’obbligo di indicare la causale giustificativa nei contratti a termine oltre i 12 mesi per:
      • Disoccupati da almeno sei mesi.
      • Lavoratori svantaggiati (giovani, disabili).
    • Agevolazioni applicabili solo alla somministrazione, non ai contratti a tempo determinato diretti.
  4. Somministrazione e attività stagionali
    • Il Collegato Lavoro amplia la definizione di stagionalità, includendo:
      • Picchi produttivi e aumenti temporanei della domanda, oltre ai periodi già previsti dal DPR 1525/1963.
    • Questo consente di superare limiti come:
      • Causale giustificativa.
      • Durata massima di 24 mesi.
      • Stop and go tra un contratto e il successivo.
    • Tuttavia, questa estensione contrasta con orientamenti giurisprudenziali restrittivi (es. Cass. 9243/2023) e potrebbe essere in contrasto con la direttiva UE 1999/70, che vieta l’abuso dei contratti a termine.

Il provvedimento punta a una maggiore flessibilità, ma resta da valutare l’impatto sulle tutele dei lavoratori e il possibile conflitto con la normativa europea.