Con Nota 694 del 24 gennaio 2024 dell’Ispettorato Nazionale del lavoro (in fondo alla notizia), la Direzione Generale INL risponde alle problematiche sull’obbligatorietà della certificazione dei contratti per il personale impiegato in servizi resi in ambienti sospetti di inquinamento o confinati in regime di appalto o subappalto ai sensi del Titolo VIII, capo I, del D.Lgs. n. 276/2003.
INL ricostruisce la normativa e gli obblighi di riferimento del DPR 177/2011 (il Regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento ) e si esprime sull’obbligo o meno di certificazione dei contratti di lavoro in tutte le ipotesi di esternalizzazione dell’attività produttiva certificazione , sull’organo di certificazione e su cosa certificare.
Ambienti sospetti di inquinamento o confinati: gli obblighi del DPR 177/2011
Spiega INL che in base all’articolo 2 del D.P.R. n. 177/2011 qualsiasi attività lavorativa, nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati, può essere svolta unicamente da imprese o lavoratori autonomi che siano in possesso dei requisiti previsti dallo stesso articolo.
Sempre nell’articolo si afferma un rigido obbligo di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria ed adozione delle misure di gestione delle emergenze per tutte le tipologie di azienda e quindi anche per i lavoratori autonomi, soprattutto in termini di sorveglianza sanitaria
Ulteriormente il comma 1, lett. c), dell’art. 2 prevede, quale requisito obbligatorio, la “presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30 per cento della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ovvero anche con altre tipologie contrattuali o di appalto, a condizione, in questa seconda ipotesi, che i relativi contratti siano stati preventivamente certificati ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
Tale esperienza deve essere necessariamente in possesso dei lavoratori che svolgono le funzioni di preposto”.
Ambienti confinati: l’obbligo di personale qualificato
INL ribadisce l‘obbligo di utilizzo di personale qualificato, stabilendone i requisiti minimi – esperienza almeno triennale – e la tipologia contrattuale, la quale deve essere generalmente di tipo subordinato a tempo indeterminato.
Qualora l’impresa decida di utilizzare personale con altre tipologie contrattuali, allora l’impresa dovrà procedere alla certificazione del contratto di lavoro ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del D.Lgs. n. 276/2003. Inoltre, nel caso in cui l’impiego del personale in questione avvenga in forza di un contratto di appalto, occorrerà certificare i relativi contratti di lavoro del personale utilizzato dall’appaltatore – ancorché siano contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato – ma non certificare anche il contratto “commerciale” di appalto.
Tali certificazioni, ovviamente, potranno essere utilizzate dall’appaltatore per tutta la durata dei rapporti di lavoro cui si riferiscono, a prescindere dalla circostanza che la certificazione sia stata effettuata in occasione di uno specifico appalto.
Esternalizzazioni delle attività in spazi confinati: quando è obbligatoria la certificazione dei contratti di lavoro secondo INL
Questa interpretazione deriva da una lettura dell’art.2 comma 2, spiega l’Ispettorato che subordina il ricorso al subappalto ai casi in cui sia autorizzato dal committente e sia certificato ai sensi del titolo VII, capo I del D.Lgs. n. 276/2003.
Secondo INL se il legislatore avesse voluto rendere obbligatoria la certificazione dei contratti di lavoro in tutte le ipotesi di esternalizzazione dell’attività produttiva (anche per appalti e subappalti) lo avrebbe previsto in maniera esplicita.
E riscontra che anche il comma 1, lett. c), dell’art. 2 definisce i requisiti che devono avere i lavoratori addetti alle lavorazioni in ambienti confinati e sospetti di inquinamento e non si rivolge ai rapporti intercorrenti tra il committente e l’appaltatore.
Ad ulteriore conferma dell’interpretazione, INL ricorda che il prevedere la certificazione dei contratti di lavoro del personale utilizzato dall’appaltatore (ma non anche del contratto “commerciale” di appalto) è già di per sé una garanzia in ordine sia ai requisiti di esperienza richiesti dalla norma, sia per quanto concerne i trattamenti retributivi e normativi riservati a tale personale che, evidentemente, costituiscono anch’essi un indice di regolarità dell’appalto.
Ambienti confinati: qual è l’organo di certificazione secondo INL
Ulteriormente INL chiarisce che l’individuazione dell’organo di certificazione cui far riferimento è il luogo in cui è svolta l’attività, potendosi rivolgere a:
- Ispettorato del lavoro, Province, Consigli provinciali dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Enti bilaterali regionali o provinciali se ci si rivolge ad un soggetto che ha una competenza territoriale;
- Università o Fondazioni Universitarie: non c’è un problema di competenza territoriale
