Marco Biagi, il giuslavorista che ha trasformato il mondo del lavoro. A 20 anni dal suo assassinio per mano delle brigate rosse si ricorda come il precursore che ha rivoluzionato il mondo del lavoro. Infatti mentre il presidente del Cnel Tiziano Treu sottolinea il lascito di un’eredità soprattutto di metodo, il Presidente della Repubblica evidenzia le capacità di dialogare per innovare. Marco Biagi apparteneva alla schiera di giuslavoristi impegnati a cogliere le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e a tradurle in proposte di innovazioni. A partire dall’impianto normativo per confermare il significato dell’affermazione contenuta all’articolo 1 della Costituzione.
Marco Biagi, il padre della riforma del lavoro
Nei ricordi tracciati in occasione della sua scomparsa, Marco Biagi si descrive come il padre della riforma del lavoro. Lui ha aperto la stagione della connessione dei diritti con le trasformazioni in atto dell’economia e nella società. Per mantenere vivo il dialogo e la mediazione tra istituzioni, imprese e forze sociali, per sostenere lo sviluppo del Paese unitamente ai valori di equità e giustizia. Infatti l’omicidio avvenne un anno prima dell’approvazione della legge da lui promosso. Infatti la Legge Biagi si ispira ad una maggiore flessibilità dei contratti di lavoro. Per questo dal parlamentino del Cnel si parla di “eredità di metodo”.
La flessibilità introdotta nell’impianto normativo
In qualità di accademico aveva già promosso il superamento della vecchia contrattazione sindacale caratterizzata dall’antagonismo tra lavoratori e datori di lavoro. E aveva intuito la necessità di adattare il lavoro ai mutamenti in corso, alla nascita di nuove figure professionali, per poter prevedere nuove regole da poter adattare. La Legge a lui ispirata ha destrutturato le ideologie del ‘900 indebolendo i preconcetti, per aprire invece una stagione di flessibilità che guarda a nuove forme di tutele. Adeguate sia alle nuove tipologie di lavori, e che possono nel contempo trovare giusta applicazione come lavoro subordinato.
La bilateralità
L’innovazione del mercato del lavoro introdotta da Marco Biagi occupa il ancora oggi il dibattito. Sulla scia dell’impianto normativo elaborato, gli enti bilaterali promuovono relazioni positive tra le parti sindacali e datoriali. E non solo superano vecchi ancoraggi di contrapposizione, ma grazie alla collaborazione attiva producono valore aggiunto e miglioramento della qualità della vita di chi presta lavoro. Per garantire una maggiore produttività in grado di spalmarsi come benessere collettivo.
Infatti ad oggi non solo è stato superato il modello produttivo fordista del primo Novecento, ma c’è stata una sostanziale apertura alla rivoluzione digitale. E proprio questa fotografia scattata dai vertici del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro indica il nuovo orizzonte culturale e lavorativo. Ovvero la Total Quality e la produzione snella basate sul Kai-Zen di cui ha parlato Mauro Nori, segretario generale del Cnel. Che ha individuato nei “cambiamenti buoni” provenienti dal basso la spinta a professionalizzare e ingegnerizzare anche i lavori ripetitivi. E questo deriva dal fatto che la professionalizzazione del lavoro aveva modificato la stessa netta distinzione teorica e regolatoria tra lavoro autonomo e dipendente.
