In Campania 30 mila imprese turistiche in difficoltà: mancano gli stagionali. Lancia l’allarme Federalberghi, che nelle ore precedenti ha denunciato l’assenza di oltre 20 mila lavoratori stagionali impiegati nel comparto turistico. Infatti in Campania 30 mila imprese turistiche sono in difficoltà, si cercano baristi, pizzaioli, chef, commesse, camerieri e bagnini. La federazione degli albergatori rileva che dopo la pandemia i lavoratori sono emigrati in altri comparti, lasciando le imprese del turismo prive di lavoratori. Le storiche figure della stagionalità risultano introvabili ovunque, e su questo aspetto è intervenuto anche il Ministro del Lavoro Andrea Orlando. Il titolare del dicastero ha puntato il dito sulla scarsa retribuzione prevista per i lavoratori, intimando i titolari d’impresa a pagare adeguatamente il lavoro svolto.
In Campania 30 mila imprese turistiche in difficoltà: non c’è personale
Ma la polemica è ormai consumata. Il caprio espiatorio è il reddito di cittadinanza, che ha ammazzato il mercato del lavoro, che ha svuotato la domanda e immobilizzato diversi comparti produttivi. La corsa al lavoro stagionale sta dimostrando che all’entusiasmo per la ripartenza dell’economia reale dettata dal boom di prenotazioni turistiche non corrisponde l’offerta lavorativa. Gli organici degli alberghi e dei ristoranti risultano ancora incompleti nelle isole come in costiera, e fino alla costa cilentana della Campania. La stessa percezione si avverte nelle aree interne, dove in scala ridotta, gli operatori registrano la stessa difficoltà.
Mancano 20 mila lavoratori stagionali
Sono i giovani dai 20 ai 35 ani ad essere venuti meno all’appello. I posti disponibili nel comparto turistico e nell’indotto non sono appetibili, e sono pochi quelli che rispondono agli annunci delle agenzie interinali. Non manca solo la manovalanza ma anche figure professionali specifiche. Per alcuni la responsabilità è da addebitarsi anche alla migrazione degli stagionali verso altri settori che con la pandemia non si sono mai fermati. E a questo si aggiunge un vuoto prodotto dal ricambio generazionale. Sempre meno giovani accettano il lavoro stagionale.
La levata di scudi degli imprenditori contro il reddito di cittadinanza
Così accade che mentre aumenta la domanda di lavoro e il turismo si prepara a recuperare le perdite di due anni di pandemia, non si trova personale. Gli addetti ai lavori colpevolizzano l’introduzione del reddito di cittadinanza che da sostegno utile al reinserimento lavorativo si è trasformato in incentivo a restare a casa. Infatti si registra la levata di scudi degli imprenditori, che in questi giorni chiedono a gran voce di rivedere le regole del reddito di cittadinanza. Mentre il Comitato dei lavoratori Stagionali di Ischia denuncia che i diritti dei lavoratori sono un’utopia e che si coprono turni fino a 13 ore al giorno e con stipendi da fame.
