Salario minimo, Ue: stabilire requisiti di base per un reddito dignitoso

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Salario minimo, Ue: stabilire requisiti di base per un reddito dignitoso. L’Unione Europea è ad un passo dall’accordo politico sulla direttiva per il salario minimo e l’incontro di oggi a Strasburgo sarà decisivo. I negoziati in corso tra Commissione, Parlamento e Consiglio Europeo oggi troveranno una risposta unitaria. La proposta su cui si troverà la convergenza riguarda i requisiti di base per garantire un reddito che permetta un livello di vita dignitoso per lavoratori e famiglie. Su questo aspetto l’Italia è al momento non ha ancora una regolamentazione in materia in quanto il provvedimento è fermo al Senato.

Salario minimo, la Germania approva i 12 euro lordi dal 1 ottobre

Il Parlamento di Berlino intanto, ha approvato l’aumento del salario orario minimo a 12 euro lordi a partire dal 1 ottobre. Una misura voluta dal cancelliere Scholz e che ha suscitato non poche polemiche per il timore che possa suscitare una corsa all’inflazione. La decisione del parlamento tedesco porterà a un miglioramento della retribuzione per quasi 6,2 milioni di dipendenti.

Salario minimo, la direttiva proposta nel 2020

La direttiva è stata proposta dalla Commissione Europea nel 2020 e ha ottenuto l’approvazione in prima lettura dall’Europarlamento e dal Consiglio. Invece la proposta del Parlamento Europeo è stata approvata il 25 novembre 2021. L’obiettivo sancito è quello di stabilire i requisiti di base per garantire un reddito che permetta un livello di vita dignitoso per lavoratori e famiglie. Si punta a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi rispettando le diverse impostazioni nazionali dei 27 Paesi e a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva.

Lo stato dell’arte in Italia

Ad oggi l’Italia è tra gli unici sei Paesi che non hanno una regolamentazione in materia perchè il provvedimento è fermo al Senato. Il cosiddetto “minimum wage” non è stato istituito in Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia. I Paesi dell’Europa settentrionale vogliono preservare l’autonomia delle parti sociali e il loro modello di mercato del lavoro, dove le ingerenze statati sono assai deboli. Invece nel resto dell’Europa il salario minimo viaggia tra i 332 euro mensili della Bulgaria ai 2257 del Lussemburgo. Il commissario Ue al Lavoro Nicolas Schmit spiega che il regime non sarà negativo per la creazione dei posti di lavoro e per l’occupazione.

La direttiva non fissa un obbligo ma salari minimi adeguati ed equi

La direttiva non fissa un salario minimo comune per tutti, né tantomeno un obbligo. Punta invece “a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi” rispettando le diverse tradizioni di welfare dei Ventisette. Per garantire “un tenore di vita dignitoso”, ridurre le disuguaglianze e mettere un freno ai contratti precari e pirata. I deputati propongono due possibilità per raggiungere l’obbiettivo: un salario minimo legale, quindi il livello salariale più basso consentito dalla legge. Oppure la contrattazione collettiva fra i lavoratori e i loro datori di lavoro. L’intenzione è anche di “rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva”, la cui copertura sarà fissata in una soglia compresa tra il 70% e l’80%.

I criteri per stabilire i salari minimi legali

Tra i criteri suggeriti per stabilire il salario minimo legale l’Ue inserisce il livello generale di salari lordi, la loro distribuzione e il loro tasso di crescita. Ma anche gli sviluppi sulla produttività del lavoro e il potere d’acquisto. Tutti elementi che vogliono combattere l’inflazione. “I salari minimi legali saranno aggiornati con regolarità. Il loro importo potrà inoltre essere adeguato mediante meccanismi di indicizzazione automatica”. I ministri hanno convenuto una serie di misure per migliorare l’accesso effettivo alla tutela garantita dal salario minimo per chi ne ha diritto. Infatti si prevedono controlli e ispezioni adeguati, informazioni facilmente accessibili sulla tutela garantita dal salario minimo. Oltre che un richiamo alle norme vigenti in materia di appalti pubblici, il diritto di ricorso e sanzioni per i datori di lavoro inadempienti. Infine si prevede che le tutele, salario minimo compreso, si allargheranno ai rider e, più in generale, al drappello di lavoratori ‘invisibili’ della platform economy.

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