Salario Minimo, ok della Commissione Lavoro del Parlamento UE

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Salario Minimo, ok della Commissione Lavoro del Parlamento UE. Arriva il via libera della Commissione Lavoro del Parlamento Europeo alla direttiva sul salario minimo. Approvato il testo con 34 voti a favore, 8 contrari e 2 astenuti. L’accordo raggiunto tra le istituzioni per il testo punta a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi nel rispetto delle diverse impostazioni nazionali dei Paesi membri. E consente di compiere un passo un avanti importante, non solo per rafforzare la contrattazione collettiva, ma anche per aprire in Italia quella stagione di riforme tanto attese sulla previdenza sociale, Welfare e mercato del lavoro. Si dovrà attendere settembre per la ratifica in plenaria.

Salario minimo, l’approvazione della direttiva Ue

L’accordo tra le istituzioni (Consiglio, Parlamento e Commissione Ue) era stato raggiunto a inizio giugno e non prevede l’obbligo di introdurre una paga di base. Ma costringe a intervenire per frenare i contratti pirata e contrastare il lavoro povero. Il testo stabilisce procedure per assicurare l’adeguatezza dei salari minimi laddove esistono, a promuovere la contrattazione collettiva per stabilire i salari e ad aumentare l’accesso effettivo alla tutela del salario minimo per i lavoratori che ne hanno diritto.

La posizione dell’Italia

Gli Stati membri avranno due anni per recepire la direttiva. L’Italia rientra tra i Paesi membri che non ha ancora ratificato un salario minimo, e che dovrà varare almeno una legge sulla rappresentanza per evitare procedure di infrazione. L’approvazione della direttiva sul salario minimo da parte della Commissione Lavoro del Parlamento Europeo è stata accolta positivamente da diversi schieramenti politici. A partire da Cinque Stelle e Partito Democratico, che rivendicano il risultato come proposta politica.

Il rapporto annuale Inps sul salario dei lavoratori

La rappresentante dei Pentastellati Laura Ferrara sottolinea i dati licenziati nel rapporto annuale Inps. Qui emerge che il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese. Con conseguenze drammatiche sul potere di acquisto di oggi, ma anche sulle future pensioni di domani. Quindi il salario minimo europeo di inquadra come punto nevralgico di una nuova era di diritti sociali. La direttiva si accoglie dunque come un argine alla concorrenza sleale tra le imprese europee, le buste paga basse, e la garanzia di un reddito dignitoso per i lavoratori.

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