Cassazione

Cassazione: in caso di mancata erogazione del FIS, che responsabilità ha il datore?

Con l’ordinanza n. 19863 del 18.07.2024, la Cassazione ha stabilito che, qualora l’integrazione salariale non venga erogata per una responsabilità attribuibile al datore di lavoro, quest’ultimo non è esonerato dall’obbligo di retribuire i lavoratori in misura corrispondente alla somma non percepita come integrazione salariale. Il fatto affrontato Alcuni lavoratori hanno presentato ricorso contro la loro

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Cassazione: il mancato riposo compensativo genera un danno da usura psico-fisica.

Con l’ordinanza n. 18390 del 05.07.2024, la Cassazione afferma che il recupero delle ore di mancato riposo non può essere frazionato, dovendo essere continuativo o cumulabile con i riposi giornalieri e/o settimanali previsti. Il fatto affrontato Il lavoratore ricorre giudizialmente al fine di ottenere il risarcimento del danno derivante dal mancato rispetto da parte della società datrice della normativa sul

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Cassazione: per scegliere i dipendenti da licenziare vanno considerate anche le mansioni svolte in passato.

Con l’ordinanza n. 18093 del 02.07.2024, la Cassazione afferma che, in caso di licenziamento collettivo per chiusura di un reparto, la comparazione dei lavoratori per l’individuazione di quelli da licenziare deve essere estesa anche ai dipendenti degli altri dipartimenti aziendali presso cui abbia, in passato, prestato attività il personale adibito al settore oggetto di eliminazione.

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Cassazione: l’immediatezza della contestazione è un concetto relativo.

Con l’ordinanza n. 16088 del 10.06.2024, la Cassazione afferma che la contestazione deve considerarsi tempestiva ogniqualvolta il ritardo nell’invio della stessa sia dovuto a una (comprovabile) difficoltà nell’accertamento dei fatti ovvero sia causato dalla grandezza o dalla complessità dell’organizzazione aziendale. Il fatto affrontato La lavoratrice impugna giudizialmente il licenziamento per giusta causa irrogatole, deducendo la violazione dei principi di

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Cassazione: permessi L. 104/1992, assistenza al disabile per tutto l’orario di lavoro.

Con l’ordinanza n. 11999 del 03.05.2024, la Cassazione afferma che, durante i giorni di permesso ex art. 33 della L. 104/1992, il tempo dedicato all’assistenza del familiare disabile non deve essere rapportato all’intera giornata ma piuttosto all’orario lavorativo, restando irrilevanti le ore serali e notturne. Il fatto affrontato Il lavoratore impugna giudizialmente il licenziamento irrogatogli perché, nei giorni in cui si trovava

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Cassazione: le circolari INPS non possono prevedere limiti più stringenti di quelli dettati dalla legge.

Con la sentenza n. 10728 del 22.04.2024, la Cassazione afferma che l’INPS non può prevedere alcuna limitazione soggettiva in materia di fruizione del premo di natalità se la legge istitutiva dello stesso richiede solo il requisito dell’essere gestante, genitrice o adottante. Il fatto affrontato Una cittadina marocchina ricorre giudizialmente avverso il diniego dell’INPS alla sua domanda volta ad ottenere il premio

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Cassazione: reintegrato il lavoratore in malattia che comunica il cambio di residenza solo all’INPS.

Con l’ordinanza n. 8381 del 28.03.2024, la Cassazione afferma che deve essere reintegrato il lavoratore in malattia che abbia comunicato l’indirizzo di reperibilità solo all’INPS e non anche alla società datrice. Il fatto affrontato Il lavoratore impugna giudizialmente il licenziamento irrogatogli per essere risultato irreperibile ad una visita fiscale richiesta da parte datoriale durante un

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Cassazione: è reato non fornire la documentazione richiesta all’Ispettorato del Lavoro.

Il titolare di un’azienda propone ricorso per cassazione avverso la pronuncia di merito che lo aveva considerato colpevole per non aver fornito all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, che gliene aveva fatto richiesta, la documentazione inerente i rapporti di lavoro instaurati con una dipendente, così impedendo lo svolgimento dell’attività di vigilanza. La sentenza La Cassazione rileva, preliminarmente,

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Cassazione: il professionista che crea un software per la PA ha diritto ad un indennizzo.

Con la sentenza n. 7178 del 18.03.2024, la Cassazione afferma il seguente principio di diritto “l’ideatore di un software che abbia eseguito la sua prestazione sulla base di un contratto concluso con una pubblica amministrazione nullo per mancanza della forma scritta o per violazione delle norme che regolano la procedura finalizzata alla sua conclusione, ove chieda

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Cassazione: anche in caso di dimissioni spetta l’indennità sostitutiva delle ferie non godute.

Il dirigente medico, una volta cessato il rapporto di lavoro, ricorre giudizialmente al fine di ottenere la somma di € 45.131,27 a titolo di indennità sostitutiva di numero 157 giornate di ferie maturate e non godute. La Corte d’Appello rigetta la predetta domanda, ritenendo che il ricorrente con le sue dimissioni, aveva rinunciato anche alle giornate di ferie non ancora prescritte.

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